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Pericolo acidosi: non è un’esclusiva dei grandi impianti

Ci capita di frequente di incontrare proprietari di piccoli impianti, spesso alimentati solo a reflui zootecnici e poco altro, considerarsi immuni da possibili problemi biologici, proprio per la “semplicità”, secondo loro, della ricetta utilizzata.

La realtà è un’altra: parlando di impianti che producono biogas da fermentazione batterica di residui organici in anaerobiosi, siano essi da 1 MWh con ricette disparate o da 50 kWh con ricette più semplici, le cose non sono sempre così facili. Per poter svolgere la loro funzione di digestione dei substrati e successiva produzione di biogas, i batteri devono poter trovare e lavorare in condizioni ideali.

  • Ma partiamo dal principio. Che cos’è un’acidosi?

All’interno del processo fermentativo svolto dai batteri, vi sono diverse fasi:

  1. Idrolisi: le macromolecole organiche subiscono una scissione in composti più semplici quali monosaccaridiamminoacidiacidi grassi
  2. Acidogenesi: ulteriore scissione in molecole ancora più semplici come gli acidi grassi volatili (ad esempio acido aceticopropionicobutirrico, ecc..)
  3. Acetogenesi: le molecole semplici prodotte nel precedente stadio vengono ulteriormente digerite producendo principalmente acido acetico.
  4. Metanogenesi: produzione di metano partendo dal suo precursore, l’acido acetico.

Quando ci troviamo in condizioni normali ed il nostro impianto produce correttamente biogas, significa che tutte queste fasi sono in equilibrio tra di loro, e gli acidi grassi volatili prodotti nelle prime fasi vengono correttamente convertiti in metano. Il problema subentra quando, per qualche motivo, i batteri metanigeni (che effettuano la conversione degli AGV in metano), non riescono più a sopperire alla quantità di acidi prodotta durante le prime fasi del processo di digestione.

  • A cosa possono essere dovuti eventuali problemi di sub-acidosi o di acidosi vera e propria?

I motivi principali per cui può presentarsi un problema di questo genere sono due:

  • Sovralimentazione: quando l’impianto viene sovralimentato, lavorano maggiormente i batteri delle prime fasi sopracitate, producendo acidi grassi in grandi quantità, a cui i batteri metanigeni non riescono a sopperire.
  • Rallentamenti fermentativi: possono essere dovuti a Carenza di micronutrienti all’interno dei biodigestori, che porta ad un calo delle performance batteriche oppure da Materiali antifermentativi (come disinfettanti, formalina e derivati, ecc..) subentrati per errore all’interno dei biodigestori, che portano ad un blocco dell’attività batterica

Questi problemi possono presentarsi in tutti i tipi di impianti, dai più piccoli alimentati a soli reflui, ai più grandi con diete disparate. Nella maggior parte dei casi, possono essere prevenuti grazie ad un controllo analitico costante, che ci permetterà di intervenire tempestivamente sul problema, limitandone o addirittura eliminando, le perdite economiche.

Siamo intevenuti recentemente su un impianto da 100 kWh in acidosi alimentato a letame, riscontrando una perdita economica di 15.000 tra mancata produzione, ripristino condizioni ottimali e spese accessorie. Costo che si sarebbe potuto evitare con un monitoraggio costante delle condizioni di salute della vasca.

Da tutto ciò, risulta quindi chiaro che tutti gli impianti di biogas, da quello con ricette più semplici a quello con ricette più complesse, necessitano un monitoraggio analitico, che dovrà essere adeguato al tipo di alimentazione utilizzata, al fine di limitare al minimo l’insorgere di problemi biologici.

By |2019-06-03T15:46:03+00:00Giugno 3rd, 2019|Categories: Biogas, Impianti a biogas|Commenti disabilitati su Pericolo acidosi: non è un’esclusiva dei grandi impianti