Sulla base di quanto citato nel precedente articolo, è evidente che, uno dei punti cruciali della Due Diligence rimane la scelta del Piano di Alimentazione per la produzione di biometano avanzato. La ricetta non solo dovrà soddisfare la piena capacità produttiva dell’impianto, ma dovrà anche essere economicamente vantaggiosa e rispecchiare le direttive di “sostenibilità” imposte dal Decreto Biometano, che quale cita testualmente:

 

  • rispetto dei criteri di sostenibilità e di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra (articolo 4, comma 1, lettera c), numeri 1) e 2):

1) per il biometano destinato agli usi nel settore dei trasporti: utilizzo esclusivo di materie prime “avanzate” e riduzione delle emissioni di gas a effetto serra pari ad almeno il 65%;

 2) per il biometano destinato ad altri usi: riduzione delle emissioni di gas a effetto serra pari ad almeno l’80%;

  • rispetto dell’utilizzo di almeno il 40% in peso di effluenti zootecnici nella ricetta di alimentazione complessiva nel caso di impianti agricoli situati in zone vulnerabili ai nitrati con carico di azoto di origine zootecnica superiore a 120 kg/ha (articolo 4, comma 1, lettera g).

 

Ponendo attenzione principalmente sul punto 2, che è quello riguardante gli impianti agricoli, risulta chiaro che l’obiettivo di questo decreto sia quello di ridurre l’utilizzo di biomasse, favorendo il massimo sfruttamento di deiezioni zootecniche e sottoprodotti, che porterebbe diversi vantaggi a cascata come:

  • Riduzione dello sfruttamento del suolo con possibilità di maggiori rotazioni;
  • Riduzione del consumo idrico;
  • Riduzione del consumo di gasolio necessario per svolgere le operazioni meccaniche in campo;
  • Riduzione del consumo di prodotti chimici, con conseguente riduzione dell’”effetto accumulo” di queste sostanze;
  • Recupero di prodotti altrimenti destinati allo smaltimento, con conseguente valorizzazione della CO2 consumata per produrli;
  • Recupero di energia da prodotti ritenuti di scarto, in sostituzione di biomasse che potrebbero essere destinate al consumo feed/food;
  • 100% sfruttamento dei sottoprodotti industriali con conseguente blocco delle emissioni in atmosfera;
  • Recupero energetico del 100% per un corretto bilanciamento della dieta con massimo sfruttamento dei substrati, e conseguente riduzione delle perdite energetiche in atmosfera;
  • Riduzione dei costi ricetta grazie al recupero di prodotti ritenuti di scarto, in sostituzione di biomasse soggette ad oscillazioni di costi di mercato sempre più imprevedibili perché influenzati da fattori spesso non controllabili (siccità, grandine, temperature elevate, stagioni sfasate)

E’ quindi chiaro che gli impianti oggi in esercizio dovranno affrontare un percorso di transizione che li porterà ad utilizzare una ricetta ritenuta in linea con le direttive. Soffermandoci però sull’ultimo punto inerente alla riduzione dei costi ricetta, perché sia veramente così, diventa fondamentale una gestione corretta di queste deiezioni/sottoprodotti proprio per massimizzarne la resa.

 

GESTIONE DEI PRODOTTI

A fronte delle direttive di sostenibilità imposte da questo decreto, la gestione delle deiezioni e sottoprodotti autoprodotti e/o acquistati esternamente, in termini di conservazione, stoccaggio e utilizzo, è un aspetto fondamentale da non trascurare, e risulta essere una delle problematiche che maggiormente ci capita di incontrare.. Lo stoccaggio, la conservazione e l’utilizzo di questi prodotti ne determinano il corretto sfruttamento in termini di energia prodotta e quindi di economicità. Pensiamo ad esempio alla differenza di resa in termini di biometano prodotto tra una pollina stoccata all’aria aperta e lo stesso prodotto compattato e protetto dagli agenti atmosferici, a livello economico quel prodotto sarà valorizzato allo stesso modo, ma la resa effettiva ne determinerà la convenienza di utilizzo. Risulterà quindi fondamentale ridurre al minimo le perdite e massimizzarne le rese per sfavorire un aumento dei costi di acquisto/produzione fuori controllo.

 

Fig.1 Potenziale energetico di un letame che viene disperso in atmosfera

 

Una volta verificati analiticamente i potenziali di resa dei prodotti utilizzati in ricetta, se questi, a fronte di una corretta gestione, non dovessero corrispondere alla realtà, sarà fondamentale interrogarsi riguardo altre possibili problematiche correlate come ad esempio: corretto accoppiamento di differenti biomasse, modalità di carico, gestione dell’omogeneizzazione in vasca, carenze di macro e micro elementi, temperature d’ esercizio non ottimali, ecc. E’ facilmente intuibile quindi, che ci sono molteplici parametri da considerare per riuscire a sfruttare appieno le potenzialità delle nostre biomasse e non creare problemi produttivi, ma la prima cosa rimane sempre la gestione dei prodotti.

Sul tema della ricetta si discuterà ancora molto, soprattutto sul tema della sostenibilità, ma la cosa chiara è che visti gli ingenti investimenti che si dovranno attuare per la conversione di un impianto biogas esistente o di nuova costruzione, è sempre consigliabile affidarsi ad Advisor Tecnici competenti capaci di evidenziare in modo puntuale eventuali punti critici e suggerire potenziali soluzioni, evitando al contempo l’insorgenza di grosse problematiche future.