La copertura delle trincee

La copertura della trincea, è sempre un argomento ostico per allevatori e biogassisti, per tanti motivi, primo fra tutti perché cade in un momento dell’anno delicato, quando la fretta la fa da padrona, per i raccolti da finire, per la paura di un repentino cambio meteo, per le ore limitate in cui si può effettuare la copertura prima che le temperature bollenti non permettano più di svolgere questo lavoro tanto faticoso.

Come sappiamo, l’insilamento è una tecnica che permette la conservazione dei raccolti per tutto l’anno, non senza perdite, e lo scopo è quello di mantenerne la maggior percentuale di volume iniziale, ma anche qualità e contenuto di nutrienti. Ovviamente con l’insilamento si ha una percentuale di perdita “minima”, che non è possibile evitare proprio perché caratteristica di questo tipo di conservazione, che potremmo stimare intorno al 10/12%. Tutto ciò che viene perso in più, di solito è dovuto a negligenze, spesso involontarie, in uno o più step considerati fondamentali per avere un buon insilamento, ovvero:

  1. SCELTA DELLA COLTURA
  1. EPOCA DI RACCOLTA
  1. CONSERVAZIONE

Molti danno per scontato la fase di conservazione, convinti che per ottenere un buon insilato, sia sufficiente eseguire tutte le operazioni a regola d’arte fino alla messa in trincea, quando invece la fase 3 di conservazione, se non effettuata correttamente, andrà ad incidere negativamente su tutto il lavoro pregresso fatto.

In questo articolo ci concentreremo quindi sulla fase di copertura.

Inutile dire che una volta che si ha il prodotto tagliato in trincea, questo debba essere coperto il prima possibile, ma è comprensibile che in caso di grandi impianti di biogas possa passare anche una settimana prima che una trincea venga sigillata.

Ma c’è un altro aspetto fondamentale che influenza la conservazione e la qualità dell’insilato, e si tratta del telo scelto per la copertura, di cui esistono diversi tipi e qualità:

 

  • Teli a traspirabilità controllata

Sono i teli che si trovano più comunemente in commercio, definiti a “traspirabilità controllata” perché  lasciano permeare una quantità controllata di ossigeno, è quindi un tipo di copertura traspirante, ne esistono fondamentalmente 2 varianti:

  • Rigenerati: ottenuti dalla fusione di particelle riciclate, generalmente di colore bianco/neri con uno spessore importante (da 150 micron in su), proprio perché derivanti da una “plastica non vergine”;

 

  • Non rigenerati: ottenuti a partire da particelle vergini, quindi di qualità superiore rispetto a quelli rigenerati. Generalmente hanno spessori che vanno dai 115 ai 160 micron, ed il colore può essere bianco/verde o nero/verde

Come già detto, questo tipo di telo è traspirante all’ossigeno, per aumentare quindi il suo grado di impermeabilità all’aria, generalmente si stende sull’insilato un primo telo sottile trasparente definito “pellicola” (da 25 a 40 micron), che aderisce al prodotto e ne permette una migliore conservazione. La combinazione telo+pellicola non sarà comunque 100% impermeabile all’ossigeno.

 

  • Teli barriera d’ossigeno

Sono teli prodotti con una plastica di elevata qualità, a ben 9 strati, che racchiudono al centro uno strato di EVOH, un materiale completamente impermeabile all’ossigeno, che permettono con la sola stesura di questo telo, la completa impermeabilizzazione all’ossigeno della trincea. I risultati ottenuti con questo tipo di telo, rispetto ai teli a traspirabilità controllata, sono straordinari, sia per quanto riguarda la formazione del cosidetto “cappello”, sia perché essendo completamente impermeabili all’ossigeno permettono una forte riduzione delle perdite di sostanza secca, dovute all’attivazione di microrganismi da parte dell’ossigeno. Lo spessore generalmente varia da 40 a 150 micron e non richiedono l’utilizzo di un telo pellicola. E’ frequente la convinzione che un telo più spesso, sia sinonimo di maggiore resistenza, in realtà, lo spessore dipende dalla qualità della “plastica” utilizzata, quindi migliore è la “plastica”, minore è lo spessore che la ditta riesce a produrre, e maggiore sarà l’elasticità allo sforzo.

Per concludere quella che definiremo una perfetta copertura, è sempre consigliato l’utilizzo di reti anticorvo, che andranno a preservare il vostro telo, qualsiasi sia la vostra scelta.

Da quanto detto, si evince quindi, che tutte le scelte e le operazioni eseguite dopo la messa in trincea, vanno ad influire positivamente o negativamente sul prodotto, in particolar modo il telo che andrete a stendere, definirà l’evolversi della qualità del vostro insilato, e le relative perdite.

La tabella di seguito sottolinea proprio questo aspetto:

 

 

 

Si può notare come le perdite di sostanza secca vengano dimezzate con l’utilizzo di un telo a barriera, rispetto all’utilizzo di un telo a traspirabilità controllata singolo, e come lo spessore del cappello risulti 0 cm nel caso si utilizzi un barriera rispetto ai 15 cm di media con un telo normale. Come già detto inizialmente, il periodo in cui cade la copertura della trincea, è spesso caotico, sarebbe bene quindi rivolgersi per tempo a professionisti in materia che sapranno fornirvi le soluzioni più adatte al vostro caso per valorizzare al massimo il vostro insilato.

By |2020-04-14T11:43:03+02:00Aprile 14th, 2020|Categories: Ambiente e sostenibilità, Biogas, Impianti a biogas|Commenti disabilitati su La copertura delle trincee